lunedì, 31 dicembre 2007









giovedì, 26 luglio 2007

Iced Earth - Overture Of The Wicked

Anno: 2007
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Something Reloaded

In vista di un album settembrino che tornerà sui binari del capolavoro "Something Wicked this Way Comes" con l'intento di ritrovare una vena compositiva mai più sugli stessi livelli, gli Iced Earth introducono l'argomento con un nuovo brano, affiancato dalla ri-registrazione della trilogia "Prophecy" - "Birth of the Wicked" - "The Coming Curse".

Immaginate, a questo punto, quale può essere la reazione di chi ha amato visceralmente la voce di Matthew Barlow nel riascoltare la sua massima espressione riprodotta da un ottimo cantante come Tim Owens, che non può comunque ricreare il magico equilibrio tra avvolgente melodia e sferzante cattiveria proprio dell'ora servo della legge.

Discorso simile per il contorno musicale: aggiornato e rielaborato da Schaffer, ma ancora una volta privo della magia dell'originale. Probabilmente alcune fotografie sbiadite non andrebbero mai restaurate per mantenere la loro aura.

Il cerchio si chiude, anche se in realtà la tracklist si apre, con "Ten Thousand Strong", una composizione in linea con i nuovi standard della band americana: riffoni martellanti, cori accattivanti e niente Barlow. Ci possiamo accontentare, ma non toccateci ciò che ci sta più a cuore.


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mercoledì, 25 luglio 2007

Grand Sound Heroes - Fuel

Anno: 2007
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Altamente infiammabile

Per il loro debutto, i GSH fanno proprio il cliché del carburante, chiaramente pericolosamente infiammabile dall'insostenibile calore del deserto che ispira il loro rovente groove.

Siamo sempre negli anni '70 e questi ragazzi di Treviso non fanno altro che omaggiare in maniera piuttosto spartana il suono acido, psichedelico e corposo del rock'n'roll di quella magica decade. Le lore energiche cavalcate non si dilungano mai troppo e richiamano apertamente un rifferama ben consolidato nella storia dell'hard rock. Il cavaliere che le guida, piuttosto che sul classico stile rauco e consunto si dimostra un buono screamer, seppur non sempre aderente alla sella su cui siede.

L'impressione generale è, comunque, che i GSH (si) sanno divertire, ma non riescono ancora a fare la differenza in un campo in cui la Go Down, e l'Italia più in generale, si stanno cimentando con ottimi risultati.


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lunedì, 23 luglio 2007

Symphony X - Paradise Lost

Anno: 2007
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Compendio

I Symphony X non sono certo noti per essere degli innovatori, con il loro power-progressive basato sulla restaurazione neoclassica a base di intrecciate evoluzioni di tastiera e chitarra. Nonostante ciò, nel corso dei sei album pubblicati fino al 2002, ogni lunga attesa è stata ripagata da una qualità musicale invidiabile e da un'evoluzione stilistica continua, addirittura sorprendente, quando è stato per "V" il momento di rivelare le sue aperture sinfoniche da movie soundtrack.

In questo contesto "The Odyssey" ha segnato un certo rallentamento nella scalata, donando alla causa soltanto un incupimento dei riff, al prezzo di un'ispirazione compositiva più stagnante del consuento. Anche "Paradise Lost", atteso per ben 5 anni, non è certo in grado di dare una sferzata al processo di crescita della band, in quanto poco più di un riassunto sonoro di quanto di meglio prodotto finora dal gruppo di Michael Romeo. Difatti i fraseggi, le aperture, gli assoli, i cori portano tutti quanti marchiato a fuoco il simbolo della grande X, rendendosi immediatamente riconoscibili e fruibili anche dal meno attento conoscitore del sound degli americani.

Questa caratteristica si unisce però con successo alla buona ispirazione compositiva, che ha illuminato le penne che hanno dato vita a questa trasposizione musicale dell'omonima opera di Milton: pezzi come "Set the World on Fire", "Paradise Lost" e "Seven" esemplificano come tutti gli aspetti stipati nel ricco bagaglio della band, dai ruggiti di Allen ai lunghi assoli di Pinnella, trovino terreno fertile per dimostrare il loro ottimo stato di forma in una scrittura varia, seppure mai al di fuori del precedentemente seminato.


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mercoledì, 18 luglio 2007

Da progetto musicale aperto a band vera e propria

Dial

I Dial sono nati come un progetto musicale e non come un gruppo vero e proprio, il loro scopo era quello di fare musica senza limiti e categorie. Da qui a diventare una band come le altre, che pubblica dischi, va in tour e registra videoclip, c'è voluto davvero poco. Forse è bastato a Kristoffer Gildenlow - ex-bassista dei Pain of Salvation e tuttora fratello del loro leader Daniel - perdere contatto la band che lo aveva portato alla maturità.

Come e perché è nata l'idea di formare i Dial?

In realtà è cominciato tutto molto naturalmente. Siamo tutti amici e abbiamo soltanto cominciato a jammare insieme, uno aveva un riff e gli altri lo seguivano. Quindi abbiamo cominciato a mandarci via email le idee l'un l'altro, oppure a suonare qualcosa al telefono. All'inizio non avevamo intenzione di dar vita ad una band o di registrare un album, stavamo soltanto facendo musica per divertimento, come dovrebbe essere.

Dunque, come mai i Dial sono diventati una band in carne e ossa?

Una cosa tira l'altra e tutti i pit stop lungo la strada ci hanno aiutati a prendere più velocità. Ad un certo punto avevamo abbastanza materiale per riempire un demo, quindi ne abbiamo registrato uno. Poi abbiamo ri-arrangiato quei pezzi e continuato a scrivere nuovo materiale. Dopo un po' volevamo registrare qualcosa di meglio, qualcosa di semi-professionale da tenere per noi. Mentre cercavamo di fare questo, ci siamo imbattuti in Dirk Bruinenberg e Devon Graves, che non solo si è offerto di cantare sull'album, ma anche di registrarlo e produrlo. A questo punto ci siamo mossi verso una produzione più professionale e siamo detti: fatto trenta perché non facciamo trentuno? Quindi, senza alcuna label ad appoggiarci, abbiamo registrato tutto il disco.

Al momento hai dei side project?

No, per il momento nessuno. Sono impegnato con alcune sessioni per band come Lana Lane, Harmony e Dark Suns, ma registro soltanto le linee di basso. Mi piacerebbe suonare in una band più grande ma ora sono molto impegnato e quindi non lo farò, ho bisogno di riuscire a seguire bene quello che faccio. Durante lo scorso anno ho rifiutato molte offerte, alcune davvero promettenti, ma mi deve piacere quello che sto facendo, non posso mentire a me e al pubblico.

Sembra che per te sia consueto suonare con dei componenti della tua famiglia. Può essere uno svantaggio oppure rafforzare i rapporti tra i componenti?

Con i Pain of Salvation questo è semplicemente successo, mi sono unito per un concerto nel '94 e poi sono rimasto per il resto del viaggio.
Con i Dial invece è stata una scelta quella di cominciare a scrivere musica insieme. Suonare con i membri della famiglia ha i suoi pro e i suoi contro, ma di sicuro bisogna saper distinguere bene tra il lavoro e la famiglia. Con Daniel non ci sono stati problemi, mentre con LiLo trattiamo i Dial come un nostro figlio.

Quando e perché ti sei spostato dalla Svezia all'Olanda?

Ho traslocato in Olanda all'inizio del 2003 per stare con la mia fidanzata, adesso moglie. Avrebbe dovuto essere temporaneo, solo per qualche anno, ma mi piace molto qui e al momento non ho intenzione di tornare indietro. Di sicuro ci sono cose che mi mancano della Svezia, ma in due ore di aereo posso essere là.

Come è stato lavorare con la tua band da così lontano?

Nei Pain of Salvation non mi occupavo molto della composizione, Daniel faceva quasi tutto, quindi questo non era un problema. Le difficoltà arrivavano quando dovevamo suonare dal vivo e avevamo bisogno di fare delle prove. Se il tour durava quattro settimane, io tra tutto dovevo stare in giro per sei. Dunque, questo era il problema più grande... ma l'abbiamo risolto, no? (ride)

Come è stata la tua carriera musicale in Olanda appena ti sei trasferito?

Sto ancora lavorando per avere una carriera musicale qui in Olanda, finora sono stato molto occupato con i Dial, gli Harmony e i Dark Suns, ma spero di ampliare ancora gli orizzonti e accettare chiamate da ancora più band e musicisti. Come si può sentire dai Dial, l'hard rock è solo una piccola parte della musica che mi piace suonare.

Spero che lo split con i Pain of Salvation sia stato amichevole. E' doloroso per te non far più parte del gruppo?

Sì e no. Sicuramente c'è qualcosa che mi manca, così come sono contento di non aver più a che fare con certi aspetti. Di sicuro mi mancano i ragazzi, lo humor e gli aneddoti della nostra lunga storia, e anche il fatto di far parte di una band rispettata. Però sono sicuro che avremmo dovuto insistere su alcuni argomenti nell'ultimo periodo, come non suonare negli Stati Uniti, ad esempio. Inoltre ora sono più rilassato, visto che posso lavorare alla mia musica quando e come voglio.

Lo stile musicale dei Dial non è molto lontano da quello dei Pain of Salvation, in entrambi possiamo trovare delle radici progressive.


Con i Pain of Salvation, così come con i Dial, proviamo a dare un vero significato alla parola progressive. Ultimamente la musica prog è associata a canzoni di 15 minuti, pretenziose e con lunghe parti strumentali e tecniche. Personalmente ne ho avuto abbastanza della musica difficile, ma è stata una parte importante della mia vita, quindi immagino che continuerà a girarmi in testa e ad uscire dalle mie mani.

Possiamo trovare molte diverse influenze in "Synchronize". Ecco alcuni esempi che mi vengono alla mente: Marillion, Blackfield, Pink Floyd, Kate Bush, Lana Lane, Antimatter. Quanto questi gruppi sono importanti per te e per il resto della band?

In effetti queste sono tutte grandi band che hanno giocato un ruolo importante nelle nostre vite. Non stiamo cercando disperatamente di creare un nuovo sound, non facciamo segreto del fatto che siamo molto influenzati da parecchie band e che prendiamo in prestito idee da loro. Stiamo semplicemente pagando tributo agli artisti che ci piacciono, infatti la lista potrebbe essere molto più lunga.

Quali sono i piani per il futuro dei Dial? Diventerete un gruppo convenzionale a tutti gli effetti oppure continuerete a seguire un percorso particolare?

Abbiamo tenuto alcuni show dal vivo, l'ultimo dei quali è visibile sul nostro MySpace (www.myspace.com/thebanddial). A questo punto aspettiamo le reazioni della stampa e del pubblico. Se le cose si muoveranno noi saremo pronti. Nel frattempo continuiamo a scrivere canzoni e a tirare fuori nuove idee. Stiamo anche lavorando a un paio di video che saranno girati prima della fine dell'estate. Ma i Dial non vogliono dire che non possiamo andare avanti con degli altri progetti musicali.

Articolo online su
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lunedì, 16 luglio 2007

Marilyn Manson - Eat Me, Drink Me

Anno: 2007
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Brian Warner exposed!

Da Anticristo a romantico vampiro la strada è lunga e, per di più, va percorsa col passo del gambero. Brian Warner non è più il provocatore che fa fatica a trovare location per i suoi concerti nell'Italia bigotta, Brian Warner non è più Marylin Manson, Brian Warner è Brian Warner. Lo è a tal punto che si fa fatica a scindere "Eat Me, Drink Me" dalle vicende personali che lo hanno lanciato mediaticamente.

Da questo punto di vista è difficile pensare che la maggior parte dell'enfasi su di un disco relativamente sotto tono come questo non sia stata generata dal periodo difficile passato dall'ex-(in arte)transgender, in particolare proprio per l'aspetto che riguarda le sue vicende sentimentali. "Eat Me, Drink Me" non si è risparmiato un video shock su questi temi, quindi anche per questi va giudicato.

Difficile, sulla base di quanto visto, poter dubitare ora della sessualità di mr.Warner, proprio al contrario di quanto suggeriva il disco a cui più ora ci avviciniamo come sonorità: quel "bianco" "Mechanical Animals" di cui "Eat Me, Drink Me" è la fotocopia a colori invertiti. E di cui le nuove canzoni sembrano la versione meno provocatoria, forse più autentica ma anche sicuramente più vicina a quella che può essere la ricettività dell'odierno pubblico giovane che parteggia per le tonalità oscure.

Quest'ultimo capitolo è infatti intriso di temi e colori cupi e romantici a buon prezzo, una foschia che si aggira su toni dimessi e distesi, privi dell'aggressività e dell'urgenza che contraddistinguevano il giovane Manson e che hanno completamente abbandonato il maturo Warner, che si accontenta ora di iniettare piccole dosi di autolesionismo nel gotico più romantico e nel glam più lascivo, con poche concessioni al vecchio stile Reznor a cui si era legato a doppia mandata.

Se sia davvero questa la maturità da considerarsi definitiva dell'ex-Anticristo con gli occhiali scuri a forma di cuore non lo sappiamo, ma di certo non possiamo augurarcelo né dal punto di vista artistico né da quello personale, per quanto di questo ci sia mostrato il lato autentico.


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mercoledì, 11 luglio 2007

Gorilla - Rock our Souls

Anno: 2006
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Ready to rock!

Gli inglesi Gorilla ci presentano un hard rock'n'roll senza compromessi. Il loro è un suono grezzo, rude, estremamente in your face. Si potrebbero utilizzare tutti i luoghi comuni del caso per descrivere "Rock our Souls" e non si andrebbe molto lontani dalla realtà.

Il power trio, in cui la presenza di Sarah Jane ingentilisce la coppia Billy & Johnny Gorilla, è dedito a quanto di più vintage e primitivo l'hard rock inglese (soprattutto, ma non solo) ci abbia insegnato. Ma nonostante l'attitudine decisamente easy, scanzonata e classicamente rock'n'roll, i pezzi presenti su "Rock our Souls" prendono le mosse da aspetti non così aderenti tra loro come ci si potrebbe aspettare: si spazia infatti dalle sonorità più blueseggianti all'heavy rock più cadenzato, che ricorda le sonorità doom dei Black Sabbath. Il tutto intriso da un piglio che dai padri Motorhead prende più della sola ispirazione.

Non è quindi difficile avvicinarsi all'universo, allo stesso tempo classico e divertente, dei Gorilla, molto più difficile sarà invece liberarsi dall'infiammabile dipendenza alcolica che genera "Rock our Souls".

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giovedì, 05 luglio 2007

Parata di stelle nere sul palco del Gods of Metal

Dimmu Borgir

I Dimmu Borgir sono ormai una all stars band: dopo Galder e Simen Vortex, anche Hellhammer è arrivato ad arricchire le fila dei pitturati norgevesi, che si presentano piuttosto svogliati e in linea con il nuovo status nel backstage del Gods of Metal. Nessuna maschera e soltanto occhiali da sole a coprire il viso, i due portavoce della band sono Silenoz e Vortex, con il cantante degli Arcturus che si dedica al gruppo di giornalisti che comprende gli inviati kronici.

Le possibilità di approfondire sono poche e gli artisti parano ogni sortita offensiva palleggiandosi le domande l'un l'altro e facendole smarrire nel chiacchiericcio della piccola conferenza, dunque la discussione si eleva ben poco sopra il classico "Come vi trovate a suonare di giorno?" o "Quanto avete impiegato a registrare l'ultimo album?", a cui Vortex risponde sottolineando l'attitudine disimpegnata del gruppo: due mesi in studio con la distrazione di feste e alcol a fiumi, che hanno dato vita a un disco soddisfacente e a un buon feedback da parte dei fan. Nonostante ciò, lo show del Gods sarà più che altro un best of e non terrà in grande considerazione "In Sorte Diaboli", visto che il disco è uscito da troppo poco tempo perché tutti lo abbiano potuto assimilare, l'occasione giusta sarà invece il tour europeo del prossimo autunno. Se si domanda, poi, quale cover vorrebbero suonare se ne avessero l'occasione, la risposta è tanto incerta da finire su "Burn in Hell" (Twisted Sister), pezzo che i Dimmu Borgir hanno effettivamente suonato dal vivo, gradendo molto la calda risposta del pubblico. E al contrario, chi potrebbe coverizzare i Dimmu Borgir? Per Vortex sarebbe un onore se fossero i Celtic Frost. Inevitabile, quindi, la domanda sulla nostra solare terra, che ci fa scoprire che anche gli adolescenti norvegesi amano girare l'Europa in Interrail, così come spesso gli studenti italiani sfruttano questo mezzo per conoscere il nord e l'est europa.

Guardando al futuro, come vede Vortex i Dimmu Borgir tra quindici anni? Fa riferimento più che altro alle altre grandi band del passato e del presente: i Kiss e gli Iron Maiden hanno smesso da tempo di pubblicare buoni album, contrariamente ai Motorhead, visti ancora come in grande forma. Gli Slayer? Non male anche loro, ma probabilmente sarebbe meglio smettere prima di scendere troppo in basso.
E in una carriera che, seppur non lunga quanto quelle di tali mostri sacri, è ormai più che invidiabile, qual è la cosa più strana che sia capitato ai pittati norvegesi? Potrebbe essere suonare di giorno, come al Gods of Metal, oppure approdare negli Stati Uniti con l'Ozzfest e non fare mai il tutto esaurito, pur avendo venduto moltissimi dischi. La migliore? Suonare di fronte all'entusiasmo dei fan colombiani, che copre anche il ritorno delle spie sul palco.
Nonostante l'argomento live monopolizzi l'intervista, non c'è alcun modo di sapere perché la loro presenza al Gods dello scorso anno sia stata cancellata. Che ci sia lo zampino del Diavolo?

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mercoledì, 04 luglio 2007

Before the Dawn - Deadlight

Anno: 2007
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Prevedibili

I Before the Dawn hanno vissuto una fase di transizione tra il secondo e il terzo disco, passando da un dark metal dai connotati marcatamente finnici ad un suono scontatamente svedese che rinnega il paese d'origine del combo, perdendosi nell'imitazione della scuola inaugurata dagli ultimi album dei Soilwork.

Se l'originalità non era un fregio neanche del debutto "My Darkness", tuttora la migliore espressione della fredda anima di Tuomas Saukkonen, con la recente virata i Before the Dawn sono scesi decisamente sotto la soglia della giustificabilità.

Un tocco glaciale si posa su di un'alternanza di voci che ricorda fin troppo i Dark Tranquillity di "Projector" e dintorni, così come sul binomio chitarristico tra rifferama di scuola metalcore e pennellate di melodia svedese. Facile concludere, quindi, che il melange di "Deadlight" porta al nostro altare poco più che un (neanche troppo) leggero senso di fastidio. Come una serie di echi che si sovrappongono a resuscitare fantasmi dalla nostra memoria.

Probabilmente sarebbe opportuno risultare meno scontati di un mosaico di (spesso ruffianamente piacevoli) fotocopie.


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domenica, 01 luglio 2007

Dial - Synchronized

Anno: 2007
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Frammenti di sublime

I Dial sono il risultato dello spostamento in Olanda del minore dei Gildenlow, Kristoffer, che ha infine provocato lo split con la band del fratello Daniel, i ben più noti Pain of Salvation. Con lui Liselotte Hegt e Rommert van der Meer provano a dare vita ad un'entità musicale difficilmente definibile, molto curata, raffinata e libera. Molto incentrata sulle diverse impostazioni vocali che caratterizzano l'evolversi dell'album.

In realtà, dietro all'iniziale apprezzamento per una nuvola sonora senza punti di riferimento, si scopre un'alta densità di influenze, che frenano ancora "Synchronized" nel volo verso l'assoluta eccellenza musicale. Marillion, Blackfield, Pain of Salvation, Pink Floyd, Kate Bush, Lana Lane, Antimatter: questa è solo una breve lista di richiami da cui prendono vita le dolci note che si avviluppano in un intreccio di pop, rock, elettronica e venature prog.

Seppur singolarmente gran parte degli episodi siano più che convincenti e meritevoli di un ascolto attento e dedicato, il disco nel suo complesso mantiene ancora una certa aura di inconsistenza, accentuata ancor di più dalla differente interpretazione di Liselotte e Kristoffer dietro al microfono. Entrambi eccellenti, non manchiamo di sottolinearlo. Per non parlare della presenza di Devon Graves, produttore e ospite musicale sempre graditissimo.


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