giovedì, 04 gennaio 2007

Legion Of The Damned - Sons Of The Jackal

Anno: 2006
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Replica

Reunion, reunion, croce e delizia dei fan. Al quarto album dal ritorno, nei Destruction l’unico cambiamento è il colore dei capelli di Schmier, e d’altra parte nessuno se ne sarebbe aspettati altri. Prove come "The Antichrist", pur nella sudditanza totale agli stilemi del genere, fornivano carne succulenta per i carnivori, pardon, i thrasher più incalliti. "Metal Discharge" rimaneva al palo, non un cattivo album, ma privo di quei piccoli nuovi classici che avevano dato al suo predecessore una marcia in più.

E il discorso si ripete: i Destruction sanno fare benissimo il loro lavoro, per cui lo standard minimo garantisce all’appassionato, se non una fiorentina sugosa, il suo comunque sostanzioso hamburger "made in Mad Butcher"... La solidità, la violenza, l’aggressione a ritmi furibondi non mancano, ma il macellaio sembra affidarsi, più che a un lavoro pulito e preciso, ad una gragnuola di colpi di mannaia che prima o poi finiscono per raggiungere l’obiettivo, ovvero il maciullamento totale; per uscire dalla metafora, se "The Antichrist" teneva molto alto il livello e infilava inoltre non poche tracce superbe nel loro genere, qui alle cartucce esplosive si mescolano altri petardi tanto rumorosi ma meno efficaci.

Routine? Probabile, e non è detto che ciò debba dispiacere, considerata l’abilità consumata della ditta nel servire carne sanguinolenta; alcuni episodi sono da menzionare, come l’iniziale "Soul Collector", furente al punto giusto, "Alliance Of Hellhoundz", la quale dichiaratamente intende essere un nuovo mega-anthem già dall’ambiziosa idea di coinvolgere numerosi blasonati cantanti (Biff Byford, Speed Strid, Paul Di’Anno, Messiah Marcolin e vari altri), riuscendoci piuttosto bene per la verità. O ancora "The Calm Before The Storm", introdotta da sinistri arpeggi e poi di nuovo nervosa e maligna contorsione di caligini elettriche.

Avanzando, tuttavia, alcuni cali di tensione fan perdere qualche colpo alla gentile motosega che il macellaio usa per affettare in sottili bistecche le sue voluminose carcasse, nonostante il mixaggio, nuovamente opera di Peter Tagtgren agli Abyss, in combinazione col drumming bestiale di Marc Reign e la discreta varietà delle atmosfere, aiuti a mantenere più a fuoco il tutto. A conti fatti, "Inventor Of Evil" si colloca ad un livello intermedio tra i suoi due predecessori, il che è tutt’altro che disprezzabile, ma per chi non pasteggia abitualmente a thrash-barbecue conviene dare un’occhiata alla merce sul bancone, prima di comprare le costolette a scatola chiusa.

ps. si ringrazia Giancarlo Maero per la concessione del testo della recensione di "Inventor Of Evil"
pps. si ringraziano i Legion Of The Damned per averci risparmiato la fatica di comporre un testo originale, essendosi loro stessi risparmiati di farlo


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argomento: musica




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