Anno: 2007
Info su
Kronic
Panta rei
Tutto cambia, ma nulla cambia. Damien Rice toglie la "O" e ci mette un "9". Cambia tutto, si passa da una lettera a un numero. Ma non cambia nulla: un carattere a disposizione per descrivere la sua opera e tante curve per comporlo. Questa volta sono meno perfette, proprio perché più lavorate. Proprio perché Damien Rice fa della spontaneità la sua perfezione. La semplicità di "O", nato in casa e trasformatosi da manciata di demo a fenomeno da sold-out, è stata l'arma vincente. La semplicità di "9" costituisce la linea di continuità, ma inevitabilmente non può sostenere lo spessore del primo tratto.
La voce di Lisa Hannigan è struggente come consueto e si incolla a quella del cantautore sul tappeto di tasti d'avorio che è "9 Crimes", un'apertura che mette subito in chiaro la non-evoluzione del folk minimale di Rice. Poi arriva "Elephant" e la sua esplosione fa capire che il linguaggio di questo disco non sarà soltanto quello seducente delle parole sussurrate all'orecchio. Su questa lunghezza d'onda replica "Me, My Yoke And I": dura, secca, aggressiva. Ipnotica, urlata, rumorosa. Una bella botta per chi si era accoccolato sognando il replay di "O".
Una ripetizione, questo "9", che sposta le pedine in campo ma non cambia gli equilibri, che non è più un flusso di coscienza incontaminato ma resta puro e trasparente. Un volo librato verso un mondo di pace, ricordi, malinconia e consapevolezza che, dopo essere partito con un balzo che dava l'impressione di essere già arrivati, prosegue costante sulla rotta prevista.
apri ¦
commenti (1)
argomento:
musica