Anno: 2005
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AMG
Leone d'oro alla carriera
Due citazioni lynchane ed è amore a prima vista. Non c'è Angelo Badalamenti a orchestrare gli ex-Enslaved e -Gorgoroth, non ci sono grimness né face painting, bensì un nu grunge che sa essere vibrante, grandioso e avvolgente. Qualche parallelo con gli A Perfect Circle si potrebbe pure azzardare, per l'alone oscuro che circonda il modern rock metallizzato degli Audrey Horne, ma No Hay Banda rifugge le catalogazioni più facili: all'assalto all'arma bianca dell'iniziale "Dead", richiamato dai riff compressi che costellano il disco (cfr. la concitata "Get A Rope", la sguaiata "Blackhearted Visions"), rispondono frequenti linee melodiche che spaziano da confessioni sofferte a deviazioni filtrate, mantenendo sempre quell'accento oscuro e malato senza il quale non si avrebbe alcun diritto di citare il prossimo leone alla carriera David Lynch. Punto chiave del disco è la centrale "Candystore": un coro fin troppo mieloso che si appiccica viscido alla fronte, un parlato da narratore dell'apocalisse e un loop chitarristico da infarto. Da una parte e dall'altra, pochi punti morti e nessuna fenditura in un monolite di post-grunge avvolto da una nebbia di romanticismo dark. Affascinati dal crepuscolo della modernità.
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argomento:
musica