Anno: 2000
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AMG
Repetita iuvant
L'emo è morto. Basta, smettetela di frugare i cadaveri.
I Thursday sono degli zombi, perché metterli sulla copertina di una rivista che non si intitola Vampiri E Altri Non-Morti? Continuate pure a suonare come se doveste sfondare grazie all'air play dei college americani, ma se uno stile ha finito di dire tutto nel momento in cui diviene di massa, dell'emo odierno saprebbero cantare appropriatamente le decomposizioni verminose i Cannibal Corpse.
Se proprio siete dipendenti strafatti di melodie gay e turbe adolescenziali, andate alle radici del problema ed estirpatelo con l'affilata incisività degli At The Drive-In. Quando ancora la maggior parte dei gruppi che hanno blandito le angosce dell'ultima generazione di giovani americani non sapevano a quale organo rivolgersi per le loro seghe mentali (e non solo), gli At The Drive-In uscivano da El Paso (con una stella a cinque punte sul petto?) per portare in giro per gli States il loro post-hardcore (post-post-punk?) fatto di ritmi stremanti e melodie da far torcere lo stomaco. Non è il rock levigato che piange su se stesso dei gruppi spinti tenuti in equilibrio sulla cresta dell'onda dalle major dei primi anni 00, le cui lacrime da coccodrillo scivolano via inoffensive su di una superficie su cui specchiare la ciocca di capelli che copre gli occhi. È un attacco viscerale, in cui i ritmi sfiancano, le chitarre tagliano e le parole urlano di dolore. È un epitaffio targato 2000, questo, che sarà sfigurato senza rispetto negli anni a seguire. Per tutti i rimandati a Settembre che vogliono andare sul sicuro, questa è una lezione da recuperare.
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argomento:
musica