Anno: 2004
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AMG
Quello che conta è soffrire con una certa grazia
Perché non se ne può fare a meno, di soffrire. Niente, se non l'apatia, l'astinenza dalla vita, la morte, permettono di non soffrire. E allora, buona scuola di sopravvivenza può essere Above The Buried Cry, il nuovo nato in casa Masvidal. Ma questa volta il canale di comunicazione che il qui cantante apre assieme a Sean Reinert non si regge sulla tecnica strumentistica mirabolante, né sull'aggressività ferina a cui entrambi ci hanno abituato, questa volta Paul Masvidal parla ai nostri cuori con una semplicità disarmante, dimostrando una sensibilità e una delicatezza non facili da immaginare per chi non conosca il districarsi della sua vita personale. Above The Buried Cry è un disco che alza la voce soltanto al livello di un vellutato rock chitarristico e soltanto in poche occasioni, come "Suicide Boy". Per il resto si rivela e si espande in pennellate di nuda e ricercata ingenuità, di rilassata consapevolezza del fatto che soffrire con grazia è quanto di meglio possiamo fare. Non si può non esserne convinti dopo aver ascoltato con quanta candida sincerità la musica e le parole di Paul Masvidal espongono il proprio animo e quello di ogni altro essere umano di fronte alla sofferenza, ai sentimenti, alle emozioni, alla vita. Above The Buried Cry non è un disco perfetto. O forse, Above The Buried Cry non è un disco. Ma una piccola creatura che sarebbe delittuoso e grettamente insensibile non amare con la stessa vulnerabile grazia del sorriso con cui denuda la nostra ritrosa anima. O forse, è inutile tentare di descriverlo meglio di come sia già stato fatto: "Æon Spoke è un nuovo bambino che guarda fuori e vede il vecchio mondo, con la sensibilità per ritrovare quello che da grande non ricordava più."
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argomento:
musica