Anno: 2006
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Kronic
Yes, I am
Denison Witmer trova nel contesto del sognatore quello a sé indubbiamente più adatto. Il cantautore di Philadelphia, dopo averci accompagnato a velocità di crociera tra le vie della propria città con il precedente album, veste ora un fanciullesco pigiama ricamato a mano per guidarci tra la semplicità del proprio intimo. L'onestà con cui si presenta Witmer è una delle caratteristiche che più affascina e anche la ragione di un seguito nutrito e fedele: senza una voce particolarmente distintiva e con la semplicità di una chitarra acustica arricchita soltanto da pochi, azzeccati, complementi strumentali, il piccolo sognatore riesce a insinuarsi tra le pieghe dei sentimenti degli ascoltatori disposti a sognare con lui. Soltanto una batteria che ticchetta a tratti come pioggia leggera sulle finestre, seconde voci invisibili come veli e fiati discreti come la seta circondano il piccolo uomo e la sua copertina fatta a mano, rendendoli ancora più surreali.
Non ha le mire espansioniste di un Sufjan Stevens (ospite col suo banjo su questo disco), ma non potrebbe nemmeno sopportarne la responsabilità, Witmer si fa quindi avanti con pacata decisione e lucida onestà, finendo per divenire notevole nella sua ordinarietà priva di cadute di stile, priva di eccessi, priva di debolezze. Ma non per questo ci priva di dieci sogni soffusi, pronti a ricamare piccole stelle sullo sfondo di nulla in cui deve perdersi lo sguardo di chi vuole abbracciare "Are you a Dreamer?". Di tutti quelli che... Elliott Smith o gli States di Sufjan Stevens. Di chi è un sognatore, di chi è pronto a rispondere sì.
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argomento:
musica